Il bramito del cervo, gli appostamenti prima dell’alba e una varietà di fauna difficilmente paragonabile
Se dovessi scegliere un solo periodo dell’anno per fotografare la fauna selvatica in Italia, sceglierei settembre in Abruzzo. Non perché gli incontri siano semplici o garantiti, ma perché in poche settimane si concentrano situazioni molto diverse: il bramito del cervo, gli appostamenti nel fondovalle, le uscite in quota e la possibilità di incontrare alcune delle specie più importanti del nostro Paese.
Frequento l’Abruzzo da oltre dieci anni, praticamente dagli inizi del mio percorso nella fotografia naturalistica. Ho trascorso qui moltissime albe, percorso chilometri a piedi e affrontato appostamenti sotto la pioggia terminati senza la fotografia che speravo. Allo stesso tempo, proprio in queste montagne ho vissuto alcuni degli incontri più belli della mia vita da fotografo.



Perché proprio settembre:
A settembre il comportamento dei cervi cambia completamente, il periodo del bramito amplifica tutto. I maschi diventano più attivi, seguono le femmine, marcano il territorio e si confrontano con gli altri esemplari. La loro presenza si percepisce spesso quando fuori è ancora buio, attraverso i bramiti che risuonano tra i boschi e le vallate.
Sentirli, però, non significa necessariamente riuscire a fotografarli. Il suono può rimbalzare tra i versanti e rendere difficile capire la distanza o la direzione esatta dalla quale proviene. Alcune mattine si ascoltano molti animali a distanza, vedendoli muoversi sui versanti delle montagne, altre volte un cervo compare all’improvviso in un punto nel quale non ci aspettavamo di trovarlo. È proprio questa imprevedibilità a rendere ogni uscita diversa.
Il cervo è il protagonista del periodo, ma non è l’unico motivo per essere qui. L’Abruzzo permette di alternare ambienti, tecniche e specie anche nell’arco della stessa giornata, passando dagli appostamenti nel fondovalle alle escursioni in alta montagna.

Fondovalle e alta quota: due Abruzzi differenti
Restare nel fondovalle non rappresenta una soluzione secondaria rispetto alla montagna. Nei boschi, nelle radure e nelle aree più aperte si muovono cervi, volpi, cinghiali e numerose altre specie. È una fotografia fatta soprattutto di silenzio e attesa, nella quale bisogna prestare attenzione a ogni movimento e imparare a riconoscere anche i segnali più piccoli.
In quota il lavoro cambia completamente. Le camminate diventano più impegnative, gli spazi si allargano e si possono cercare cervi e lupi in ambienti molto diversi. Avere una visuale più ampia aiuta a osservare gli animali, ma non significa necessariamente riuscire ad avvicinarsi o trovare una situazione fotograficamente interessante.
La scelta tra valle e montagna non può essere programmata in maniera rigida. Dipende dal vento, dalla nebbia, dal meteo e soprattutto dai movimenti osservati nei giorni precedenti. Una delle cose che ho imparato frequentando questo territorio è che insistere su un programma stabilito in anticipo raramente è la scelta migliore.

Il bramito, prima ancora della fotografia:
Durante il periodo degli amori arriviamo sul posto con largo anticipo, quando fuori è ancora completamente buio. Riduciamo al minimo rumori e movimenti, evitiamo di utilizzare luci e aspettiamo che siano gli animali a mostrarsi. Quando un bramito sembra provenire da molto vicino, la tentazione di cambiare posizione è forte, ma spesso la decisione migliore è rimanere immobili.
Nella fotografia wildlife preparare tutto correttamente aumenta le possibilità, ma non permette di controllare ciò che accadrà. Possiamo studiare il territorio, scegliere una posizione e valutare la direzione del vento, ma non possiamo decidere quale animale arriverà, da dove comparirà o quanto durerà l’incontro.
Alcune mattine i cervi rimangono lontani oppure nascosti nel bosco. Altre volte uno di loro attraversa improvvisamente una radura proprio mentre le prime luci raggiungono la valle. In quel momento bisogna essere già pronti, perché difficilmente ci sarà una seconda possibilità.

Quello che le fotografie non mostrano:
Le giornate sul campo iniziano quando fuori è ancora buio. Lo zaino viene preparato la sera precedente e, in base alla lunghezza della camminata, si parte con l’abbigliamento mimetico già indossato oppure sistemato in uno scomparto facilmente accessibile. Una volta raggiunta la zona scelta ci si sistema in silenzio, cercando di distinguere ogni segnale proveniente dall’ambiente circostante.
Gli animali possono muoversi in maniera quasi impercettibile. Un rumore, una sagoma tra gli alberi o il verso improvviso di un’altra specie possono anticipare quello che sta per succedere. Bisogna rimanere concentrati anche dopo molte ore di attesa, proprio quando la stanchezza porta ad abbassare l’attenzione.
Dopo l’uscita del mattino si rientra per la colazione e per qualche ora di riposo. Nel pomeriggio si riparte scegliendo l’attività in base alle condizioni della giornata. La sera si riguardano le fotografie e si analizzano anche gli errori e le occasioni mancate, perché spesso sono proprio quelle a spiegare cosa avremmo potuto gestire diversamente.

Il cervo con un solo occhio:
Uno degli incontri che ricordo meglio avvenne durante un appostamento in quota, dopo circa un’ora e mezza di cammino e una lunga attesa. Il pomeriggio sembrava ormai concluso, ma nella vallata si sentivano ancora diversi bramiti provenire dal bosco. Quando le possibilità di vedere qualcosa cominciavano a diminuire, comparve un grande cervo coperto di fango, diretto verso una pozza per bere.
Aveva un solo occhio. Non saprò mai cosa gli fosse accaduto: poteva trattarsi della conseguenza di uno scontro con un altro maschio oppure di una vecchia ferita. Quel dettaglio, insieme alle dimensioni e alle condizioni dell’animale, rendeva la scena ancora più particolare.
L’incontro durò poco, ma mi permise di realizzare una delle fotografie più riconoscibili del mio portfolio. È uno degli episodi che mi ricorda quanto sia difficile prevedere una giornata di fotografia naturalistica: avevo quasi terminato l’appostamento e la situazione più importante arrivò proprio negli ultimi minuti.

Non soltanto cervi:
Durante gli spostamenti può apparire una volpe ai margini del bosco, un cinghiale può attraversare una radura oppure un rapace può sfruttare le correnti sopra la valle. Salendo di quota cambiano nuovamente l’ambiente e gli animali che possiamo cercare, tra cui il camoscio appenninico.
Mi è capitato anche di trovarmi davanti a un orso marsicano senza riuscire a realizzare la fotografia che avevo immaginato. In quei momenti, però, lo scatto passa inevitabilmente in secondo piano: osservare un animale così raro, libero nel proprio ambiente, è già un incontro difficile da dimenticare.
Lo stesso vale per il lupo. A volte compare e scompare in pochi secondi; in altre occasioni può fermarsi più a lungo a osservare ciò che lo circonda o ad alimentarsi su una carcassa. Nessuno di questi incontri può essere garantito e non ha senso presentare l’Abruzzo come una lista di animali da spuntare. Il suo valore sta nella quantità di possibilità reali che il territorio può offrire, senza sapere in anticipo quale si presenterà.


Pioggia, nebbia e programmi che cambiano:
In montagna il meteo può cambiare rapidamente e non sempre le condizioni corrispondono a quelle che avevamo immaginato. La pioggia, la nebbia e il cielo coperto possono ridurre la visibilità e rendere l’appostamento più difficile, ma possono anche creare fotografie molto più particolari.
Un cervo con il mantello completamente bagnato, un animale che emerge dal bosco o una figura appena riconoscibile nella foschia raccontano l’Abruzzo in modo diverso rispetto alla classica luce del tramonto. Questo non significa che il maltempo sia sempre vantaggioso, ma che bisogna saper modificare le aspettative e cercare di utilizzare le condizioni realmente presenti.
Dopo molti anni ho smesso di chiedermi soltanto se il meteo sarà bello. Mi interessa soprattutto capire quali possibilità fotografiche potrà offrire quella determinata giornata.


Perché continuo a tornare:
Dopo oltre dieci anni, l’Abruzzo riesce ancora a mettermi davanti a situazioni nuove. Torno per il bramito, per le albe trascorse in appostamento e per la possibilità di passare, nello stesso territorio, dalla fotografia nel bosco alle uscite in alta montagna.
Ci sono giornate nelle quali si realizza la fotografia sperata e altre in cui si torna con qualcosa di completamente diverso. A volte lo scatto non arriva affatto. Fa parte della fotografia naturalistica e rende ancora più importanti gli incontri successivi.
Per me settembre in Abruzzo è il periodo più bello per la wildlife in Italia proprio per questo: non è il più semplice e non offre certezze, ma obbliga a utilizzare tutto ciò che un fotografo naturalista ha imparato. Bisogna osservare, camminare, aspettare, modificare i programmi e accettare anche una giornata vuota. Quando finalmente un animale compare, bisogna essere pronti.





LA MIA CONFIGURAZIONE PER l’abruzzo:
Nel corso degli anni ho selezionato anche una serie di capi e accessori che utilizzo davvero sul campo in condizioni come queste, scegliendo solo ciò che ritengo affidabile in termini di comfort, protezione e praticità. Per chi vuole approfondire, ho raccolto in una pagina dedicata la mia configurazione completa per la Norvegia, con i prodotti che uso e il motivo per cui li considero validi in questo tipo di esperienza. In questa configurazione rientrano anche alcuni prodotti e brand che utilizzo con continuità sul campo, come AKU, Scott e Zotta.
FIELD LOADOUT
La mia configurazione per l’Abruzzo
Abbigliamento tecnico, scarpe, mimetismo e accessori: in una pagina dedicata ho raccolto l’attrezzatura che utilizzo a settembre tra appostamenti prima dell’alba, umidità nel fondovalle, camminate in quota e continui sbalzi termici.
Apri il loadout completo

Tra un’uscita e l’altra:
Le giornate in Abruzzo non sono fatte soltanto di appostamenti. Ci sono sveglie che suonano troppo presto, vestiti bagnati da lasciare ad asciugare, colazioni fatte quando per gli altri è quasi ora di pranzo e cene trascorse a ripercorrere quello che è successo. Si riguardano le fotografie, si commentano gli errori, si ride degli imprevisti e si cerca già di capire come organizzare l’uscita successiva. È una parte meno visibile dell’esperienza, ma spesso è proprio quella che permette a persone arrivate con la stessa passione di diventare rapidamente un vero gruppo.



WORKSHOP FOTOGRAFICI IN ITALIA
Dall’Abruzzo alle altre location chiave italiane
Il bramito in Abruzzo è soltanto una delle esperienze che organizziamo in Italia. Nella pagina dedicata trovi i prossimi workshop tra la fauna dell’Abruzzo, l’alta montagna dello Stelvio e i crinali dei Sibillini, con date e formule differenti.
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